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Petrichòr è il profumo delle prime gocce di pioggia su un terreno da tempo arido e inospitale, acqua risanatrice dopo la siccità. Nello stesso modo, i Belfast che hanno deciso di intitolare proprio Petrichòr il loro terzo LP, propongono melodie in grado di stimolare pensieri e riflessioni in un universo musicale spento e inaridito, dedicate a chi “ha ancora voglia di farsi bagnare da musica nuova ed ha ancora sete e voglia di emozioni”. Undici brani con sonorità rock internazionali ma testi in italiano, scritti da Stefano Pase e arrangiati insieme a Giorgia Favaro che calano l’ascoltatore in universo crudelmente romantico fatto di profumi e ricordi, ma anche fresco e prepotente come una pioggia d’estate. Tutto il disco sottende una critica sottile e tagliente alla società contemporanea, fatta di ricerca di benessere e felicità, ma sempre più dimentica di quella natura sentimentale ed emotiva dell’essere umano. È questa la nota distintiva di Petrichòr, la contraddizione, l’ossimoro di una melodia che si insinua nelle orecchie in modo gentile ma allo stesso tempo combattivo, una goccia di acqua, secondo la band, che cade nel deserto che ci circonda.