14,90

The Singer is Dead: solo il nome dovrebbe bastare a descrivere il concetto musicale di questo progetto milanese. Dopo aver debuttato nel 2014 con un disco omonimo, questa volta presentano il primo full-lenght intitolato “\”, da intendersi come “due”. Si tratta di un disco post-rock interamente strumentale, che elimina completamente l’apparato vocale ma non pensa neanche lontanamente di allontanarsi dai canoni stilistici tipici del genere, mettendo al centro della propria atmosfera i motori classici della chitarra (la colonna portante di tutto il progetto), il basso e la batteria. Le parti elettroniche sono poche ma buone, saggiamente dosate in un contesto che risente da subito delle influenze dei mostri sacri del genere. Già a partire dalla prima traccia intitolata “STQT” è possibile accorgersi dell’enorme devozione del gruppo per gli scozzesi Mogwai. I leggeri risvolti emo che si alternano all’interno delle tracce fanno in modo di rendere tutto l’apparato sonoro abbastanza personale e originale. Le sonorità ricercate di brani come “QLVN” ci riportano immediatamente a quelle malinconiche di band come God Is An Astronaut, con una coda finale davvero pregevole per pathos e compattezza di sound. “SCNV” è invece l’unico pezzo che presenta un abbozzo di riff iniziale, con la chitarre che sembrano finire a chiacchierare come se fossero di fronte ad un drink. La conclusione affidata a “LCTR” avvicina la band ad atmosfere più melodic metal rispetto al resto del disco. Per gli amanti del genere, questo progetto è assolutamente da tenere d’occhio. I ragazzi hanno le idee chiare e il loro è un lavoro ben studiato oltre che ben concepito a livello sonoro.